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TERAPIA BREVE STRATEGICA SISTEMICA
BLOCCO DELLA
PERFORMANCE La paura è una delle
sensazioni vitali, grazie ad essa l'uomo è riuscito a superare
molti dei suoi limiti. Allertarsi di fronte a reali pericoli ci
consente di affrontarli e di superarli. La paura diventa
patologica quando ci impedisce di vivere e di fare quello che
vorremmo, quando diviene pervasiva ed invalidante.
La semplice e sana paura se si evolve in
maniera patologica diviene fobia: “un mostro....dal quale siamo
poi spaventati e perseguitati” (G. Nardone, 2000)".
Come si manifesta il blocco della
performance o disturbo della performance o ansia da prestazione?
Una persona bloccata non fa oppure non
rende per quello che può (il caso del blocco della performance o
disturbo della performance o ansia da prestazione).
In questi casi è proprio la strategia che
aiuta nell'immediato che finisce per aumentare il blocco.
Quali sono le strategie fallimentari che
anziché ridurre il problema finiscono per alimentarlo?
I tentativi di soluzione fallimentari messi
in atto da chi ha un blocco della performance o disturbo della
performance o ansia da prestazione sono:
evitamento,
controllo,
parlarne con persone vicine (che vogliono
bene) ma non competenti;
chiedere aiuto;
cercare rassicurazioni;
mettersi alla prova;
razionalizzare: raccoglie informazioni,
consultare testi, internet, ecc...per capirne di più.
Tutto ciò, anche se nell'immediato apporta
sollievo, sembra salvare, in realtà nel tempo non solo lascia le
cose come prima ma finisce per peggiorarle.
Come si evolve il blocco della
performance o disturbo della performance o ansia da prestazione?
Il blocco della performance o
disturbo della performance può toccare qualsiasi ambito.
Nei casi di disturbo della performance la persona sperimenta un
primo fallimento che innescherà il dubbio (“è finita la magia,
non sono più capace...”) o la paura che tutto possa ripetersi.
La persona cerca di porre rimedio al "disastro" ma dopo un po'
si rende conto -quando la situazione non peggiora- che i
tentativi messi in atto non portano da nessuna parte.
Nello specifico chi ha un blocco
della performance o disturbo della performance, come i
fobici, è intrappolato in una sorta di circolo
vizioso, in cui:
“ora non sono pronto...., non sono
sicuro..., lo faccio la prossima volta...". Sono quelle frasi
che portano ad evitare: evitamenti che alimentano evitamenti!
Evitamenti che allontanano sempre più da quello che si vuole,
che aumentano l'incapacità e la paura;
nulla deve essere lasciato al caso! bisogna
essere preparatissimi, prontissimi...avere il "controllo
assoluto". Puntualmente, però, si scopre che si è trascurato
ancora una volta qualcosa di importante. Consegue un aumento
dell'ansia, la ripetizione di errori, si è costretti a
rimandare;
si cerca l'auto-controllo, si finisce per
rendere artificiale ciò che sarebbe dovuto essere naturale;
si cerca di fare di più e/o con più rigore,
seguendo l'idea: “se mi impegno di più e più seriamente sarò più
pronto la prossima volta”. Si finisce per non affrontare e per
trasformare un piacere in tortura;
se ne parlar con qualcuno in una maniera
più o meno diretta (parenti, amici, colleghi, o anche
sconosciuti) per essere capiti, per togliersi un peso, per
cercare qualche forma di aiuto, per essere rassicurati: si
scopre di non essere compresi a fondo e di non riuscire a
trovare la forza in noi stessi.
Chi si blocca?
Il blocco della performance
può toccare:
lo studente che ad un certo punto della sua
carriera (di solito verso la fine) pur studiando non riesce più
a fare esami;
il partner sessuale che sul più bello fa
flop,
l'atleta che pur essendo equipaggiato per
sostenere e vincere si tira indietro e non partecipa alla gara
o non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale,
il romanziere che di fronte al foglio
bianco diventa un statua di sale,
la persona di successo terrorizzata
all'idea di dover parlare ad un pubblico cosa che prima faceva
con disinvoltura.
L'intervento.
Più che cercare di rispondere al
“perché”, l'intervento strategico-sistemico punta a risolvere, a
far superare il blocco.
Si lavora seguendo due vie in parallelo:
tecniche specifiche per combattere la
paura e ridurre l'ansia;
in funzione delle caratteristiche proprie
del blocco si mettono a punto tecniche, esercizi, che il
paziente metterà in atto tra una seduta e l'altra.
La terapia si svolge ogni due settimane,
in questi casi lo sblocco avviene dopo la seconda terza
seduta. |