Matteo Papantuono & Claudette Portelli

Psicologi - Psicoterapeuti

Sedi: ANCONA, AREZZO, BOLOGNA,MALTA

 

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TERAPIA BREVE STRATEGICA SISTEMICA
Problemi adolescenziali

BAMBINI E RAGAZZI DIFFICILI

Dalle difficoltà ai problemi

Le difficoltà si trasformano in veri e propri problemi di difficile soluzione quando:

A.    La difficoltà viene affrontata in modo non adeguato:

1.      non si agisce quando si dovrebbe agire, negando che esista un problema da risolvere (per es. considero un bambino con dislessia solo come poco attento a scuola);

2.      si agisce quando non si dovrebbe, perché la difficoltà è inesistente o irrimediabile (per es. voler evitare a tutti i costi un normale momento di tristezza del proprio figlio);

3.      si agisce a livello sbagliato (per es. insegnante che di fronte ad un bambino che non vuole fare i compiti non utilizza la sua autorità ma pretende che lui spontaneamente arrivi a desiderare di farli).

B.     Davanti alla persistenza della difficoltà si applica di più la stessa soluzione anche quando non funziona.

Dai problemi (familiari ed educativi) tradizionali a quelli moderni

La cultura e i modelli educativi del passato sono stati messi in discussione in quanto troppo autoritari e deprivanti dal punto di vista affettivo e relazionale

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1) Vi è stato un passaggio da un rapporto genitori-figli verticale e strutturato ad un rapporto antiautoritario, apparentemente democratico, dove impera l’assoluto permissivismo. I genitori non intervengono e se lo fanno è in modo debole.

Conseguenze: Tale stile educativo non educa assolutamente. Lasciar prendere tutte le decisioni ai figli, non li aiuta ad interiorizzare le regole e le norme a cui attenersi e con le quali confrontarsi. Tutto ciò genera personalità arroganti, insicure, prepotenti e assolutamente incapaci di assumersi responsabilità.

Þ I figli hanno bisogno di regole chiare, il genitore non può e non deve essere l’amico o il compagno dei propri figli, bensì colui che funge da guida.

 

2) Il genitore che cerca di fare il massimo per il figlio, che protegge il figlio da ogni cosa, da un parte riduce le difficoltà che il giovane dovrebbe affrontare  dall'altra però lo rende dipendente dal genitore stesso e dagli agi.

Conseguenze: i figli finiscono con il considerare un diritto ciò che viene loro dato dai genitori, prendono senza dare, diventando sempre più esigenti. Non sperimentano il principio del dovere e viene così loro impedito di emanciparsi.

Þ I genitori devono lasciare che i propri figli sperimentino direttamente piccole difficoltà e frustrazioni in modo da formarne e rafforzarne il carattere.

 

 

3) Il genitore che cercare di evitare il conflitto col figlio dicendogli sempre "sì", dà senza richiedere in cambio alcun tipo di impegno, finisce per essere in ogni caso accondiscendente alle richieste così da ottenere approvazione e simpatia 

Conseguenze: i figli imparano l’arte di ottenere semplicemente chiedendo o facendo la voce grossa, senza impegni, doveri e fatica.

Þ I genitori devono imparare a dire di no, devono imparare ad essere fermi, a chiedere e a dare solo se da parte dei figli c’è impegno e volontà. Questo atteggiamento funge da orientamento e da guida per i figli ed è una forma di rispetto verso di loro. La conseguente ribellione e la critica da parte di questi ultimi altro non sono che indici della forza e della salute del rapporto.

La famiglia e le sue principali tentate soluzioni

          Genitori troppo coinvolti nei problemi dei figli Þ un coinvolgimento eccessivo porta alla perdita di una prospettiva equilibrata e non è di alcun aiuto.

          I problemi dei figli diventano i problemi dei genitori Þ ciò porta ad una iperprotezione dei figli e ad impedire loro di fare esperienze naturali e necessarie al loro sviluppo Þ tanto + i problemi dei figli diventano problemi dei genitori, tanto + inefficaci saranno gli interventi di aiuto da parte di questi ultimi. In + si comunica il duplice messaggio: “ti aiuto xché ti voglio bene” e “ti aiuto xché non sei in grado di farcela da solo”.

          Genitori più preoccupati di quanto lo siano i figli Þ a causa di diverse prospettive percettive e di diverse posizioni e valori i genitori individuano problemi dove i figli non ne vedono, innescando conflitti inutili cercando di convincerli della correttezza del loro punto di vista. Meglio dire loro “io vedo questo problema dove tu non lo vedi; forse tu sai delle cose che io non so e che ti fanno vedere la situazione diversamente da me”.

          Genitori che parlano al posto dei loro figli Þ indicano l’unica alternativa o interpretazione giusta secondo la loro prospettiva. Meglio invece concedere ai figli silenzio e possibilità di riflessione affinché trovino da soli le possibili interpretazioni delle situazioni o le soluzioni più idonee x risolvere un problema. Il genitore, come guida, può accompagnare i figli fino al punto in cui le alternative sono visibili e possono essere scelte, può contribuire a far sì che queste vengano scoperte senza però indicarle direttamente.

          Genitori che spiegano troppo. Discussioni a scopo persuasorio Þ ripetute ed insistenti spiegazioni, da cui nascono discussioni, con le quali il genitore esprime un punto di vista ¹ da quello del figlio e cerca di imporglielo. In realtà genitori e figli hanno entrambi ragione, ciascuno secondo il proprio sistema di valori. Þ meglio essere aperti e disponibili ad ascoltare e comprendere le ragioni e le posizioni dei propri figli per giungere insieme anche a punti di vista nuovi e diversi. “Ci si persuade meglio di solito con le ragioni che abbiamo trovato da noi che con quelle che si sono presentate all’intelletto di altri” (B. Pascal).

          Quando l’aiuto dei genitori è di nessun aiuto Þ aiutando i figli risolvendogli direttamente i problemi non si è loro utili, xché si crea in loro dipendenza verso i genitori ed incapacità a gestirsi la propria vita. Þ li aiuto facendo sì che risolvano da soli i loro problemi.

          Genitori con posizioni discordanti tra loro: uno autoritario e l’altro permissivo Þ si crea un fronte disunito, diviso, incapace di risolvere i problemi dei figli. I genitori inoltre trasmettono così al bambino dei messaggi in conflitto tra di loro e il figlio si trova a dover affrontare in qualche modo tale incoerenza.

 ALCUNI CASI TIPO: INTERVENTO STRATEGICO SU PROBLEMATICHE SPECIFICHE TRA GENITORI E FIGLI

Senza piu’ parole. Caso di mutismo elettivo

Bimba di 4 anni con mutismo elettivo nel contesto scolastico e verso persone sconosciute.

Cosa avevano fatto la madre e l'insegnante (tentate soluzioni):

-          aumento di attenzioni verso la bimba.

-          maggiore amore e coccole.

-          insistenza per farla parlare.

Interventi su madre ed insegnante:

-          prescrizione di interruzione delle tentate soluzioni messe in atto fino ad ora.

-          tecnica del “come se”.

-          connotazione positiva del sintomo con prescrizione.

-          frustrazione del sintomo.

I mostri. caso di disturbo ossessivo

Ragazzina di 11 anni con difficoltà di addormentamento e insonnia a causa di fantasie di mostri che la spaventano. Indecisa nelle scelte da fare e dipendente dalla madre per qualsiasi decisione da prendere (compreso sui vestiti da indossare); insicura e indecisa per il timore di commettere errori Þ evita di fare qualsiasi scelta.

cosa faceva la madre:

-          cspingeva la ragazzina a prendere decisioni

-   cercava di rassicurare la figlia dicendole "i mostri non esistono...non succede niente...ci sono sempre io vicino a te..."

-          intervento in aiuto della figlia per qualsiasi problema o lamentela, anche prima di essere da lei interpellata.

 cosa faceva la figlia:

-          era stata portata da uno psicoterapeuta che interpretava i sogni.

Interventi sulla madre:

-          osservare senza intervenire.

-          dare risposte fuori luogo ed insensate con tono ironico. In caso di richiesta di aiuto da parte della figlia per prendere una decisione (per es. “mamma, mi devo mettere la gonna o i pantaloni?” “visto che è una bella giornata puoi anche metterti il costume”).

 Interventi sulla figlia:

-          la sera, nel letto, tecnica della “peggiore fantasia” riferita ai pensieri paurosi sui mostri.

-          una volta sdraiata nel letto, ad occhi chiusi, fare di tutto per non dormire.

-          capovolgimento della situazione facendola venire apparentemente in aiuto della madre (“che da qualche tempo non si sente una brava madre xché, pur accorrendo sempre, non sempre riesce a darti il consiglio giusto, e questo le dispiace”) Þ aiutare la madre a sentirsi una madre capace. Prescrizione: ogni mattina vestirsi da sola ma sbagliare volontariamente in qualcosa (all’inizio errori macroscopici e ben visibili, poi piano piano sempre più impercettibili dagli altri).

-          a situazione migliorata, quando i “brutti pensieri” prima di addormentarsi tornano solo sporadicamente: ripeterli 7 volte ciascuno.

-          tecnica del “come se”.

Il presunto omosessuale. caso di fissazioni ed ossessioni.

Ragazzo di 18 anni con idee ossessive di poter essere omosessuale. Rivolge accuse ai genitori di essere responsabili della sua omosessualità. Si chiude in se stesso e in casa rinunciando alla compagnia degli amici.

cosa faceva il ragazzo:

-          evitava le situazioni che considerava “a rischio”.

-          cercava di controllare i propri pensieri e la propria comunicazione verbale e non verbale.

 Interventi sui genitori:

-          evitare qualunque tipo di discussione, di spiegazione o di giustificazione con il figlio, rispondendo solo che erano dispiaciuti e che avrebbero cercato di fare tutto il possibile per aiutarlo.

 Intervento sul ragazzo:

-          ristrutturazione sulla possibile utilità dei pensieri ossessivi e delle paure e prescrizione di pensare alle possibili utilità.

-          insinuazione nelle idee del ragazzo che il suo problema potesse essere frutto di un suo sistema percettivo-reattivo disfunzionale Þ che potesse essere una sua costruzione, inconsapevole, e che quindi il problema non stava nei fatti, in quanto lui non sentiva alcuna attrazione omosessuale, ma nel modo in cui costruiva la propria realtà e quindi la percezione dei fatti.

-          tecnica del “come se” (passaggio da 1 piccola azione al giorno a 2).

 Prendi pure le caramelle. caso di aggressività

Bambina di 6 anni aggressiva se non si risponde alle sue richieste. Aggressione verso i compagni, disturbo durante i loro giochi, azioni aggressive e scenate isteriche per essere al centro dell’attenzione, atteggiamenti ostili ed aggressivi come reazione ai tentativi di controllo da parte dell’insegnante. Di fronte a richieste da parte dei genitori: rifiuto di obbedire, scenate isteriche, urla, pianti, contorsioni e rotolamenti per terra per 20-30 minuti. Scenate ovunque, anche in posti pubblici.

Genitori: spaventati dalla reazione e disuniti al momento delle scenate della figlia (se scenate dirette alla madre il padre osservava ed interveniva solo quando la moglie non riusciva più a contenere la figlia e viceversa).

 Cosa facevano i genitori:

-          indifferenza.

-          abbracci per calmarla.

-          tentativi di imporsi urlando anche loro.

 Interventi sui genitori:

-          tecnica del “comprare il sintomo” Þ disoriento Þ genitori con 25 caramelle a testa. In caso di scenata verso la madre, il padre dà subito alla figlia una caramella e viceversa; se scenata con un solo genitore presente sarà questo a darle la caramella. Tutto senza fornire spiegazioni alla bimba. (Þ”non casco + nel gioco della provocazione”; ”sono capace anche io di provocarti”; “giochiamo ad un altro gioco”).

-          prescrizione del sintomo con la tecnica della sveglia (prima ½ ora al giorno, poi 15 minuti, poi 5).

 Ti vogliamo disubbidiente. caso di aggressività.

Bimbo di 6 anni aggressivo con i compagni, provocatore verso insegnanti e bambini, ha scarsa capacità di prestare attenzione ai compiti. Oppositivo verso qualsiasi richiesta, litigioso e disobbediente, accusa gli altri dei danni causati da lui.

Genitori: padre + permissivo e madre + autoritaria.

 Cosa facevano i genitori:

-          padre: tentativi di farlo ragionare e di spiegargli il giusto comportamento da tenere a casa e a scuola.

-          madre: richiesta autoritaria di rispettare le regole.

 Cosa facevano gli insegnanti:

-          spiegazioni e ragionamenti sul corretto comportamento da tenere.

-          rimproveri e punizioni.

 Intervento sui genitori:

-          connotazione positiva del sintomo con prescrizione.

-          smettere di chiedere informazioni su come è andata a scuola e aspettare che sia il figlio a parlarne.

-          riduzione drastica dei tempi di studio (x es. dalle 16.00 alle 17.00) e divieto di studiare al di fuori dell’intervallo prestabilito (in cui, se vuole, può anche non studiare).

 Intervento sulle insegnanti:

-          connotazione positiva del sintomo con prescrizione.

Lo sputatore olimpionico. caso di aggressività e provocazione.

Bambino di 5 anni con compulsione, ripetitiva e frequente, a sputare addosso agli altri, sia compagni che insegnanti. Tale comportamento si manifesta solo a scuola.

 Cosa facevano gli insegnanti:

-          rimproveri.

-          punizioni.

-          proibizioni.

-          isolamento.

-          ricorso a terapeuta che consiglia un aumento di attenzioni ed atteggiamenti autoritari capaci di far rispettare l’ordine.

 Intervento sulle insegnanti:

-          ristrutturazione con connotazione positiva (bambino come “asso nella manica” per vincere la gara di sputi con un bambino di un’altra scuola).

-          prescrizione a continuare (“allenamento” di 15 minuti 3 volte al giorno).

Grazie perché fai lo scemo. caso di aggressività e provocazione.

Ragazzo di 11 anni che risponde in modo maleducato, dice parolacce e bestemmie, rifiuta lo studio e la scuola, tiranneggia i compagni e ha comportamenti violenti ed aggressivi verso i genitori e la sorella di 4 anni, minaccia il suicidio.

 Cosa facevano i genitori:

-          intervento non unitario ed omogeneo, con padre che minimizza e giustifica il figlio e madre che enfatizza il problema, se ne lamenta e vede sviluppi terrorizzanti.

 Intervento su ragazzo:

-          ristrutturazione con connotazione positiva del sintomo.

-          prescrizione del sintomo e ricompensa in denaro dai genitori ogniqualvolta si ripresenta Þ 500 lire x piccole ribellioni, parolacce e marachelle, 200 lire x atti di aggressività e violenza.

-          a problema risolto: profezia che si autorealizza Þ terapeuta si rende disponibile ad incontrare ogni tanto il ragazzo x verificare l’andamento dei suoi progressi scolastici.

 Intervento sui genitori:

-          osservazione del comportamento del figlio e decisione unanime sulla ricompensa da assegnargli in base alla qualità del comportamento scorretto.

-          tecnica del “come se” x ciascuno di loro due.

Otto in parolacce. caso di provocazione.

Bambino di 9 anni, con madre separata. In ogni contesto e con chiunque questo bimbo pronuncia parolacce, ingiurie molto pesanti e allusioni a carattere pornografico nei confronti della madre. La madre, una signora perbene, è assolutamente incapace di pronunciare la minima parolaccia, resta scandalizzata e turbata da quelle parole dette dal figlio. Lei quando sente il figlio dire oscenità cade in ansia, va in panico e corre in bagno a piangere.

 Tentate soluzioni:

-          evitamento di qualsiasi situazione pubblica in compagnia del figlio.

 Intervento con la madre:

-          farsi dare lezioni di parolacce da amici stretti, imparare ed annotare le + diverse e svariate parolacce, aneddoti e aforismi pornografici.

-          per ogni parolaccia rivoltale dal figlio doveva specificargliela meglio, aggiungerne altre, chiedere spiegazioni, valutare differenze, cercare le sfumature ecc.

Rimani fuori a guardare la luna. caso di trasgressione e oppositività.

Ragazzo di 17 anni che non tollera comandi e responsabilità. Rientra tardi la notte non rispettando gli orari stabiliti.

Tentate soluzioni dei genitori:

-          aspettare in piedi il figlio e spiegargli l’errore cercando di persuaderlo a modificare il suo comportamento.

Intervento con i genitori:

-          dichiarazione al figlio che erano stati da un terapeuta il quale aveva detto che nell’immediato futuro il figlio avrebbe ricevuto una sorpresa molto grande da loro.

-          osservare senza intervenire.

-          dichiarazione di un orario prestabilito x il rientro, che il figlio avrebbe potuto rispettare o meno, ma nel qual caso i genitori sarebbero stati liberi di sorprenderlo.

-          in caso di mancato rispetto del limite posto: mettere sulla porta di casa un cartello con scritto “Rimani fuori a guardare la luna”, andare a dormire e lasciarlo fuori di casa, senza parlare dell’accaduto la mattina seguente. In caso di domande rispondere solo che era loro diritto riservare sorprese.

Non ci resta che piangere. caso di presunta fobia scolare.

Bambino di 6 anni con difficoltà a staccarsi dai genitori per andare a scuola Þ tutte le mattine rifiuta di vestirsi, di prepararsi, di staccarsi dai genitori; si imbroncia, diventa triste e piange. Una volta a scuola però è tranquillo, impegnato e senza problemi.

 Tentate soluzioni dei genitori:

-          coccole e rassicurazioni.

-          ogni mattina interesse ed attenzione ad ogni minima variazione di comportamento del bambino

-          domande sul perché del problema e spiegazioni sulla sua irragionevolezza.

 Intervento sui genitori:

-          prescrizione a non cambiare comportamento ma a pensare tutti i giorni alle possibili utilità secondarie dei sintomi del figlio.

-          solo pensare a come si sarebbero potuti comportare diversamente dal solito per cercare di sorprendere il figlio.

-          prescrizione paradossale del sintomo ogni mattina per 15 minuti.

-          tecnica del “come se”.

Prima gli schiaffi e poi i baci. caso di timidezza e fobia sociale.

Luca, 15 anni, eccessiva timidezza e problemi in relazioni interpersonali, soprattutto con l’altro sesso. Teme di essere giudicato, di essere deriso o rifiutato e di non essere accettato Þ evita le situazioni ansiogene e se non può farlo arrossisce, balbetta, ha crampi allo stomaco, tremore alle gambe, sudorazione e sensazioni di soffocamento.

 Tentate soluzioni:

-          evitamento delle situazioni ansiogene.

-          tentativo di controllo delle proprie reazioni.

 Interventi:

-          ristrutturazione dell’idea di successo e di fallimento.

-          progettazione ed esecuzione giornaliera di una piccola brutta figura.

-          chiedere ogni giorno qualcosa ad una ragazza diversa, della scuola o del gruppo di amici, così da ricevere un piccolo rifiuto.

 Soffia sui fantasmi. caso di fobia dell’infanzia.

Bambina di 5 anni che non vuole andare a dormire nella sua camera la sera perché ci sono i fantasmi. Si addormenta sul divano con i genitori che poi la portano nel letto e la mattina appena sveglia scappa via dalla stanza terrorizzata.

 Tentate soluzioni dei genitori:

-          spiegazioni e rassicurazioni.

-          far dormire la bimba nel loro letto.

-          andare a dormire con la bimba nella sua stanza.

-          tenere le luci accese in camera.

-          comportamento autoritario.

 Intervento con madre:

-          indicazione indiretta di un rituale in grado di rassicurare la bambina e risolvere il problema Þ storia inventata ma che ricalcasse il problema vero (ad es. una principessa che deve difendere i propri cari dagli invasori e quindi non va a dormire), con un mago che suggerisce un modo per scacciare gli invasori dalla stanza.

-          proseguimento della storia con l’introduzione di un rituale definitivo con cui scacciare ed eliminare per sempre gli invasori.

Atteggiamento vittimistico.

Vittimismo per attirare su di sé un’attenzione benevola e giustificatrice di qualunque azione sia commessa o si potrebbe commettere Þ messaggio trasmesso: “sto male, non riesco a comportarmi come gli altri, dovete comprendermi” “non posso assolvere compiti, responsabilità e doveri” “se sto così male la colpa è vostra che non mi sapete aiutare abbastanza e mi fate soffrire. Mi aspetto di essere aiutato”.

Eccessivo ritiro dal contatto con persone non familiari (sia coetanei che adulti) e desiderio di coinvolgimento con le persone della famiglia. Possibili anche crisi di ansia sociale e mutismo.

 Tentate soluzioni di insegnanti e famiglia:

-          ricerca della causa, comprensione del perché.

-          aumento delle attenzioni di ogni genere.

-          esortazioni e spiegazioni x far abbandonare al bambino il suo atteggiamento e partecipare maggiormente alle relazioni extrafamiliari e sociali.

-          spiegazioni razionali che attenuino l’ingiustificato atteggiamento vittimistico e lo facciano lamentare di meno.

 Intervento sui genitori:

-          congiura del silenzio.

-          osservare senza intervenire.

-          ristrutturazione dell’utilità del sintomo e sua prescrizione in tempi e luoghi prefissati.

 Per dissuadere un figlio dall’adottare questi comportamenti bisogna dimostrarsi fermi e risoluti sul:

-          fargli sentire chiaramente disapprovazione ogni volta che si atteggia in quel modo;

-          negargli appoggio se i sintomi e le manifestazioni sono protratte nel tempo e ingiustificate;

-          negargli in modo deciso e fermo qualcosa che normalmente si aspetta di avere.

 Non apparecchi per sua figlia. caso di presunta anoressia.

Ragazza di 15 anni che ha smesso di mangiare, rifiuta di assumere cibo e qualunque cosa le somigli e fa intensa attività fisica.

 Tentate soluzioni della madre:

-          ricerca delle cause e delle motivazioni.

-          preparazione del cibo per la figlia.

-          controllo su qualità e quantità del cibo assunto.

-          tentativi di persuasione a mangiare.

 Intervento su madre:

-          osservare senza intervenire.

-          frustrazione e squalifica del sintomo.

-          impegno in attività che la tenessero fuori casa e lontana dalla figlia.

-          tecnica del “come se”.

 Come se tu fossi simpatica ed estroversa. caso di disturbo da isolamento.

Ragazza di 2a liceo che ha appena cambiato scuola x problemi di scarso inserimento scolastico e relazionale in quella da cui proveniva. In famiglia non parla, sta in disparte, evita di comunicare con i genitori e si limita ad annuire in risposta alle loro domande. Dichiara di sapere bene come si sarebbe dovuta comportare ma di non riuscirci.

Tentate soluzioni della famiglia:

-          spinte x farla parlare, comunicare ed interagire con gli altri.

 Tentate soluzioni della ragazza:

-          cercare di arrivare all’obiettivo finale piuttosto impegnativo in modo rapido e senza passaggi intermedi.

 Intervento con la madre:

-          osservare senza intervenire.

 Intervento con la ragazza:

-          tecnica del “come se” ma solo pensata una volta al giorno x 10 minuti.

-          messa in pratica della tecnica del “come se” Þ 1 piccola azione al giorno, poi 2, poi 3 piccole cose o 1 grande.

 O dormi nel bagnato o lavi i panni. caso di enuresi notturna.

Ragazza di 21 anni che soffre dall’età di 6 anni di enuresi notturna. Ogni notte dopo l’episodio si sveglia, rifà il letto e se ne torna a dormire. La madre lava le lenzuola.

 Tentate soluzioni della ragazza:

-          terapia farmacologica.

-          molto prima di andare a letto: interruzione del bere e del mangiare cibi che possano provocare eccessiva formazione di urina .

 Tentate soluzioni della madre:

-          rimproveri.

 Prescrizione:

-          ordalia: in caso di enuresi scegliere tra il dormire nel bagnato o lavare i panni a mano, stenderli, rifarsi il letto e tornare a dormire.

 La pagella del venerdì. caso di rifiuto scolastico.

Ragazza di 16 anni con rifiuto ostinato dello studio e atteggiamento vittimistico in caso di richiesta di compiti, faccende domestiche o responsabilità. Genitori separati che lei riesce a manipolare tramite promesse di migliorare, poi non mantenute, in cambio di benefici immediati (regali, uscite con le amiche…).

Genitori senza una corretta e stabile interazione unitaria (madre accusa padre x troppa intransigenza, padre accusa madre x troppa tolleranza) e mancanza da parte loro di una valutazione della reale situazione “in itinere” dell’andamento scolastico e comportamentale della figlia, che la costringesse a rispettare gli impegni presi.

 Intervento con genitori:

-          pagella del venerdì: ogni venerdì ciascun genitore dà un voto alla figlia in base al suo comportamento. La media dei voti dei 2 genitori va in pagella e determina la possibilità x la figlia di avere o meno ricompense x il fine settimana. I punteggi settimanali determinano quelli mensili (x ottenere ricompense + consistenti) e in base al punteggio annuale si decide x la ricompensa finale (la consueta vacanza all’estero).

 

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Ultimo aggiornamento:  15-04-12